•December 11, 2011 •
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Piango sulle mie pagine imperfette, ma coloro che verranno, se leggeranno, sentiranno più con il mio pianto di quanto sentirebbero con la perfezione, se io la raggiungessi, che mi priverebbe del pianto e pertanto persino dello scrivere. Il perfetto non si manifesta. Il santo piange, ed è umano. Dio tace. Per questo possiamo amare il santo ma non possiamo amare Dio.
(F. Pessoa. Il libro dell’inquietudine)
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•August 30, 2011 •
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Il poeta è un fingitore
Finge tanto completamente
Che giunge a fingere che è dolore
Il dolore che davvero sente.
E coloro che leggono quello che scrive,
Nel dolore letto sentono proprio
Non i due che lui ha provato,
Ma solo quello che loro non hanno avuto.
(F. Pessoa)
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•February 8, 2011 •
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La salute ha una modalità infinita ed espansiva
e si protende
per essere colmata dalla pienezza del mondo;
laddove la malattia ha una modalità finita e riduttiva,
e cerca di ridurre il mondo a se stessa.
La malattia è un vampiro ontologico che si nutre,
consumandole,
delle fondamenta del vero essere.
(Sacks, Risvegli)
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•November 13, 2010 •
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Chi volesse fare un catalogo di mostri, non dovrebbe far altro che fotografare con le parole quelle cose che la notte reca alle anime sonnolente che non riescono a dormire. Tali cose possiedono tutta l’incoerenza del sogno senza la scusa inconsapevole di stare a dormire. Aleggiano come pipistrelli sulla passività dell’anima, o come vampiri che succhiano il sangue della sottomissione. Sono larve del declivio e della dispersione, ombre che riempiono la valle, vestigia del destino che restano. Talora sono vermi, nauseanti per la stessa anima che li nutre e li alleva; a volte sono spettri e girano sinistri intorno a niente; altre volte ancora, emergono serpenti dagli antri assurdi delle emozioni perdute. Zavorra del falso, servono solo a fare in modo che noi non serviamo. Sono dubbi dell’abisso gettati nell’anima, che trascinano pieghe sonnolente e fredde. Permangono fumo, passano scie, e non c’è niente altro che l’essere state nella sostanza sterile dell’averne avuto coscienza. L’uno o l’altro sono come un frammento intimo di fuoco d’artificio: scintilla per un po’ tra i sogni, e il resto è l’incoscienza della coscienza con cui lo abbiamo visto. Nastro sciolto, l’anima non esiste in se stessa. I grandi paesaggi sono per domani e noi abbiamo già vissuto. La conversazione interrotta è fallita. Mi perdo se mi trovo, dubito se giudico, non possiedo se ho ottenuto. Come se passeggiassi, dormo, ma sono sveglio. Come se dormissi, mi sveglio, e non mi appartengo. La vita è una grande insonnia e c’è un soprassalto lucido in ciò che pensiamo e facciamo. La notte è un peso immenso dietro alla soffocazione con la coperta muta. Ho una indigestione nell’anima. Sempre, solo molto dopo, il giorno verrà, ma sarà tardi.
(F. Pessoa – Il libro dell’inquietudine)
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•August 1, 2010 •
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Si avvicinò alla rosa bianca che appassiva nel piccolo vaso e la buttò nella spazzatura, sbattendo poi con forza il coperchio del recipiente, con gesto da sentenza finale, Sono un idiota, disse a voce alta, ma non si spiegò se lo era per aver lasciato che i pensieri andassero così lontano o per aver così maltrattato un fiore innocente, che era stato rigoglioso per alcuni giorni e meritava che lo lasciassero estinguersi, marcendo, in un dolcissimo languore, con un residuo di profumo e un ultimo celato candore nell’intimità del cuore. Mentre ormai era a letto, a notte fonda, e senza poter dormire, si alzò e andò in cucina, tirò fuori da sotto il fuoco il bidone della spazzatura e raccolse la rosa che delicatamente ripulì e lavò sotto un filo d’acqua per non rovinarne i petali, dopo di che la restituì al suo vaso, sostenendole la corolla inclinata con una pila di libri sovrapposti.
(J. Saramago – Storia dell’assedio di Lisbona)
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•June 20, 2010 •
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Un violoncello non è come un pianoforte, il pianoforte ha le note sempre negli stessi posti, sotto ogni tasto, mentre il violoncello le disperde in tutta la lunghezza delle corde, bisogna andare a cercarle, fissarle, coglierle nel punto giusto, muovere l’arco con la giusta inclinazione e la giusta pressione. Tu avanzi e sommergi dolcemente il canto del violoncello, assorbendolo, ampliandolo, come se volessi condurlo in un luogo dove la musica si sublimasse in silenzio, nell’ombra di una vibrazione che a poco a poco percorresse la pelle come l’ultima e inudibile risonanza di un timpano accarezzato da una farfalla
(J. Saramago – Le intermittenze della morte)
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•May 23, 2010 •
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Da centomila anni danzo davanti agli uomini. Una danza lenta e tetra. Bisogna che loro mi guardino: sin tanto che hanno gli occhi fissi su di me, dimenticano di guardare in se stessi. Se mi distraessi un solo istante, se lasciassi il loro sguardo allontanarsi…
(J.P. Sartre – Le Mosche)
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•May 19, 2010 •
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Comincerò col domandarle se sa quante siano le persone coinvolte in un matrimonio, Due, l’uomo e la donna, Nient’affatto, nel matrimonio ci sono tre persone, c’è la donna, c’è l’uomo, e c’è quella che io chiamo una terza persona, la più importante, quella persona costituita dall’uomo e dalla donna insieme, Non ci avevo mai pensato, se, per esempio, uno dei due commette adulterio, il più offeso, quello che riceve il colpo più profondo, per quanto le sembri incredibile, non è l’altro, ma questo nuovo altro che è la coppia, non è il singolo, ma i due insieme, E si può vivere davvero con quell’essere singolo fatto di due, per me è già tanto faticoso vivere con me stesso, La cosa più comune nel matrimonio è che si veda l’uomo o la donna, o entrambi, ciascuno per proprio conto, che vogliono distruggere quel terzo che essi sono, quello che resiste, quello che vuole sopravvivere comunque, E’ un’aritmetica troppo complicata per me.
(J. Saramago – Tutti i nomi)
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•May 16, 2010 •
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Non avere paura, l’oscurità in cui ti ritrovi qui non è maggiore di quella che c’è dentro il tuo corpo, sono due oscurità separate da una pelle, scommetto che non ci avevi mai pensato, non fai che trasportare da un lato all’altro un’oscurità, e questo non ti spaventa, poco fa ci è mancato poco che ti mettessi a urlare solo perché hai immaginato dei pericoli, devi imparare a vivere con l’oscurità di fuori come hai imparato a vivere con l’oscurità di dentro.
(J. Saramago – Tutti i nomi)
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•May 16, 2010 •
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Tutto il fine a cui tende l’umanità sulla terra consiste solo nella continuità del processo di raggiungimento, nella vita stessa, e non propriamente nel fine, che s’intende, dev’essere null’altro che il due più due quattro, cioè una formula, perché due più due quattro non è già più la vita, signori, ma l’inizio della morte. Se non altro l’uomo ha sempre avuto una certa paura di questo due più due quattro, e io ne ho paura anche adesso. Supponiamo che l’uomo non faccia altro che cercare questi due più due quattro, varchi gli oceani, sacrifichi la vita in questa ricerca, ma di raggiungerli, di trovarli veramente, ha quasi paura. Perché sente che appena li troverà non avrà più nulla da cercare.
(Dostoevskij – Memorie Dal Sottosuolo)
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