L’ODORE DELL’AMORE FREDDO
Si avvicinò alla rosa bianca che appassiva nel piccolo vaso e la buttò nella spazzatura, sbattendo poi con forza il coperchio del recipiente, con gesto da sentenza finale, Sono un idiota, disse a voce alta, ma non si spiegò se lo era per aver lasciato che i pensieri andassero così lontano o per aver così maltrattato un fiore innocente, che era stato rigoglioso per alcuni giorni e meritava che lo lasciassero estinguersi, marcendo, in un dolcissimo languore, con un residuo di profumo e un ultimo celato candore nell’intimità del cuore. Mentre ormai era a letto, a notte fonda, e senza poter dormire, si alzò e andò in cucina, tirò fuori da sotto il fuoco il bidone della spazzatura e raccolse la rosa che delicatamente ripulì e lavò sotto un filo d’acqua per non rovinarne i petali, dopo di che la restituì al suo vaso, sostenendole la corolla inclinata con una pila di libri sovrapposti.
(J. Saramago – Storia dell’assedio di Lisbona)
